giovedì 1 settembre 2011

Rivogliamo il nostro teatro!

C'è il sito di un comitato spontaneo che tiene il conto di questa sciagura (non senza colpevoli): 334 giorni, quasi un anno. Tanto è passato da quando il Teatro Comunale di Alessandria ha dovuto chiudere i battenti per via dell'amianto sprigionatosi in seguito ai lavori di bonifica effettuati dalla ditta Switch 1988 di Genova. Chi passeggia nei giardini non può fare a meno di fermarsi, assalito da molta amarezza, a fissare lo scempio: il teatro cittadino sbarrato, una città capoluogo di provincia priva di un luogo di musica e spettacoli, tutto grazie all'incompetenza degli amministratori e delle maestranze che hanno effettuato i lavori. Scandalosa la cronistoria di questa triste vicenda: l'impresa genovese si era occupata della rimozione dell'amianto allo stato solido che si trovava nei condotti di aerazione del teatro. Nella rimozione l'amianto solido si è sbriciolato e, una volta diventato polvere, si è disperso negli ambienti, rendendo necessaria la chiusura dell'edificio. Ad oggi, dopo circa un anno, l'unico passo in avanti è stato l'accertamento giudiziale delle responsabilità - per questo sette persone, tra cui il presidente dell'Amag, l'ex-municipalizzata di energia e gas, consigliere del Teatro regionale alessandrino, e la presidente dello stesso, sono sotto processo nell'inchiesta avviata dalla procura di Alessandria - ma il processo che interessa davvero ai cittadini, quello di recupero del teatro per la sua riapertura, è tutt'altro che avviato.
Ristagna come ristagna tutta la classe dirigente alessandrina, palesemente incapace di gestire i - pochi - beni che la città può vantare. Ci auguriamo che questa schiatta di imbarazzanti amministratori paghi di fronte a una corte per i gravissimi danni che ha commesso alla collettività, ma che soprattutto abbandoni per sempre i ruoli che ha ricoperto.
I cittadini sono stufi di pagare per la disonestà e l'incompetenza di certi amministratori pubblici. Alessandria deve fare un salto di qualità: ricordiamoci dei loro nomi, e combattiamo perché non siano più presidente di questo o quell'ente. Interdetti, sfiduciati, allontanati: come vogliamo, basta che nulla sia più sotto la loro guida.

martedì 19 luglio 2011

19 luglio, onoriamo un uomo giusto

Poco serve fare retorica fine a se stessa in un giorno come questo. Il 19 luglio di ogni anno ricordiamo la scomparsa di un uomo buono, onesto, giusto, che combatteva per ideali alti ed è caduto sotto i colpi del sopruso, della violenza, della sopraffazione mafiosa. Paolo Borsellino aveva proseguito la lotta ingaggiata dal suo amico di sempre e collega, Giovanni Falcone, e del loro maestro, Rocco Chinnici, uomini dello Stato che hanno pagato con la vita il rispetto dei doveri che si erano assunti. Il 19 luglio 1992 la mafia annientava l’ennesimo servitore della Patria, con un’autobomba che sventrò via D’Amelio e scosse l’Italia intera, ormai consapevole che era “tutto finito”, come disse un disperato e sconsolato Antonino Caponnetto, colui che aveva costituito il pool antimafia, colui che considerava Falcone e Borsellino come due figli.
Paolo Borsellino credeva veramente in quello che faceva, non era uno stralunato dipendente pubblico che eseguiva le sue mansioni senza porsi interrogativi sul valore di quell’impegno. Era un uomo vero, che metteva il cuore e la passione nella sua attività di giudice in una terra sventurata e difficile come la Sicilia. Lo testimonia la sua ultima intervista, in cui confessò di essere consapevole del pericolo cui era esposto. Ma questo rientrava nelle regole del gioco, il rischio, la possibilità, o “financo la certezza” che l’esposizione totale in questa battaglia impari avrebbe potuto costargli caro.
Ho compreso la straordinaria umanità di un uomo prestato alla Giustizia leggendo le pagine del libro “Il labirinto degli dei” di Antonio Ingroia, magistrato a Palermo, erede di Falcone e Borsellino nella lotta alla mafia, che lo vede oggi tra i protagonisti più attivi. In questo testo un capitolo è dedicato alla triste vicenda di Rita Atria, testimone di giustizia, che aveva trovato in Paolo Borsellino un padre, oltre che un uomo di Stato cui appoggiarsi con estrema fiducia nel momento di massimo dolore e desolazione (lei, di famiglia mafiosa, doveva raccontare ai magistrati gli affari del suo clan per arrivare a individuare gli assassini di suo padre e suo fratello). Paolo l’ha protetta e consolata, le ha dato le sue attenzioni, le ha mostrato il volto umano della giustizia, che non è solo manette, interrogatori bruschi e processi con le telecamere puntate in faccia ma è vicinanza, appoggio psicologico, comprensione. Si era creato un legame speciale tra il giudice e la sfortunata adolescente (aveva solamente diciassette anni), talmente speciale che appresa la notizia dell’attentato di via D’Amelio la giovane si tolse la vita, gettandosi dal palazzo in cui abitava a Roma.
Questa storia terribile di legami, sofferenza, sconforto è la prova tangibile della grandezza di un uomo che non si è mai risparmiato nella sua carriera. Anteponeva la sicurezza degli altri, il bene di un popolo, la Giustizia alla sua vita, ai suoi interessi. Paolo Borsellino è stato un martire. Sapeva che la mafia sarebbe arrivato a lui, ma non si è tirato indietro, non ha provato a fuggire. Sapeva di essere rimasto solo, ma ha combattuto fino in fondo la sua (la nostra) giusta battaglia.
Ai martiri si deve rispetto, riconoscenza, gratitudine. Ai martiri che hanno lottato in nome di un’idea civile di Giustizia, di libertà (una terra dove regna un tiranno non è libera) dobbiamo guardare come esempio quotidiano, perché la mafia cresce con il nostro atteggiamento di indifferenza e di egoismo.
Che la sua morte (così come quella di tutti gli altri) non sia stata inutile. Solo così possiamo onorarlo davvero.

Stefano Barbero

mercoledì 6 luglio 2011

Tutti a Roma il 22 luglio!

Il Terzo Polo organizza a Roma il 22 luglio, all'Auditorium della Conciliazione, una convention nazionale, "Io cambio con il Terzo Polo".
I giovani UDC della provincia di Alessandria saranno presenti!

Cambiamo l'Italia!

La pagina Facebook dell'evento:

I giovani di Alessandria sono presenti e lavorano per il futuro!

Sabato 2 luglio presso la sede provinciale, sita in via Mazzini 34 ad Alessandria, si sono riuniti i Giovani UDC assieme a Barbara Graffino Responsabile Nazionale scuola, università e lavoro e Daniele Messina Coordinatore Regionale Piemonte. Dopo una breve introduzione del Presidente Provinciale Davide Nocito, il Segretario Provinciale Federico Violo ha rilevato nella propria relazione come: “La volontà di partecipazione che i giovani hanno, anche recentemente dimostrato, è un richiamo forte e il migliore incentivo per un impegno concretamente e seriamente riformatore”. Barbara Graffino e Daniele Messina hanno ribadito che il gruppo giovani di Alessandria, è considerato, quanto all’impegno, all’ingegno ed all’entusiasmo, uno dei migliori dell’intero panorama regionale, un merito conquistato sul campo come ha affermato la Vice Coordinatrice Regionale Viarda Lacedonia. Nel corso dell’assemblea sono stati nominati Stefano Barbero, Coordinatore Regionale Studicentro e Davide Nocito Responsabile Provinciale UDC della Comunicazione. “La comunicazione e l’informazione sono imprescindibili fattori di promozione sociale, in politica la mano che toglie il  velo” – commenta Nocito – “sulla verità, spesso celata ad arte da una consuetudine di parte”. Stefano Barbero rilancia il ruolo che l'UDC deve avere nel mondo della scuola e  dell'università: "Dobbiamo prepararci ad affrontare elezioni studentesche che ci permettano di esprimere rappresentanti negli atenei. Dobbiamo lavorare per mettere in connessione scuola, lavoro e formazione: le università non possono essere solo dei laureifici,  i giovani devono poter trovare lavoro partendo dai titoli di studio conseguiti".
Un grazie sentito a tutti! Avanti così!

sabato 25 giugno 2011

Legge bavaglio? No grazie


In questi giorni torna di grande attualità la questione delle intercettazioni, riportata di prepotenza agli onori della cronaca politica dalle vicende della P4, oggetto dell'inchiesta della procura di Napoli sulla ragnatela di rapporti del faccendiere Luigi Bisignani, una sorta di oracolo per cui politici, uomini d'affari, manager, funzionari pubblici si mettevano in fila. E al telefono, per avere istruzioni.

Le intercettazioni hanno portato allo scoperto tutto questo spaccato di illegalità e malcostume a cavallo di affari politica e potere. La maggioranza pensa di limitare la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali, giocando sulla distinzione tra penalmente rilevanti e irrilevanti. Le conseguenze? Facile immaginarle: la stampa nel timore di 'conseguenze giudiziarie, rinuncerà a pubblicare qualsiasi tipo di intercettazione, con buona pace della necessità di una informazione completa e libera.
Tutto sta nel bilanciare il diritto (collettivo) all'informazione e il diritto (individuale) alla riservatezza, che pure è degno di tutela, ci mancherebbe. Ma questa maggioranza non ci garantisce questa cautela, questo equilibrio. Staremo a vedere.
Intanto ho scritto sul tema un articolo che è stato pubblicato sul sito di Pierferdinando Casini:


Vi invito a leggerlo e a commentarlo.
Stefano

martedì 21 giugno 2011

La Lega getta la maschera

Guardate un po' che combina la Lega, tra quote latte, ministeri al Nord e doppi e tripli incarichi:

http://www.pierferdinandocasini.it/2011/06/20/lega-spendacciona-e-poltronara-la-verita-oltre-la-propaganda/

Anche La Stampa tratta l'argomento:

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/408065/
A via Bellerio si annuncia ma non si realizza mai!

Buona lettura

Work in progress

A chi ci segue e ci seguirà: stiamo arrivando.
Avrete un blog ricco di contenuti e di idee.
I giovani sono il futuro, costruiamolo insieme!